Escursione al Rifugio Chiggiato

Escursione al Rifugio Chiggiato

Dolomiti.Blog inizia le narrazioni del 2022 partendo da dove Dohlomiti aveva concluso il 2021, ovvero dallo splendido Cadore: oggi la nostra Escursione vi porterà al Rifugio Chiggiato. Come? Il nome della destinazione vi risulta “familiare” anche se non ci siete mai stati? Allora siete nostri affezionati lettori, perché ne abbiamo accennato nel nostro Primo Racconto, quello del 2019 in Val d’Oten! Seguiteci per saperne di più…

  • Partenza: Chiesetta della Beata Vergine del Caravaggio, Calalzo di Cadore (BL) (870m slm)
  • Arrivo: Rifugio Alpino “Dino e Giovanni Chiggiato” (1911m slm)
  • Durata del percorso di andata: (Val Vedessana): 2h30m
  • Durata del percorso di ritorno (Val d’Oten): 1h30m
  • Difficoltà: Media TE, se si sale per la Val Vedessana
  • Mezza Stella nel Punteggio: il Percorso dal lato Val d’Oten è Escursionistico E, il Punteggio Finale è la Media delle 2 varianti
  • Consigli utili: utilizzare calzature adatte
  • Note: il Percorso dal lato Val d’Oten è impegnativo sia in Ascesa (è parzialmente al sole e ripido) sia in Discesa (da non affrontare se si è stanchi o fuori allenamento)

Come tre anni fa, il Punto di Partenza è vicino a Calalzo di Cadore: ci dirigiamo verso Praciadelan, ma questa volta ci fermiamo un po’ prima, alla Chiesetta della Beata Vergine del Caravaggio; parcheggiamo qui e iniziamo.

Punto di partenza / parcheggio, su Google Maps:

Seguiamo la strada che attraversa il Torrente Molinà e un Cartello ci suggerisce subito di scegliere la Via che parte a destra, quella che in realtà avevamo già scelto a casa in fase di pianificazione: ottimo!

Bivio di Partenza

Facciamo 10 metri e subito una sbarra determina la fine del percorso transitabile da veicoli a motore: perché? Lo scopriremo presto…

Transito interrotto ai Veicoli

Ancora pochi passi e vediamo come una nostra vecchia conoscenza, Vaia, abbia ridotto a fine 2018 quella che era una bella strada asfaltata, almeno a vedere quel che ci mostra Google Street View (aggiornato solo al 2011, ma le immagini rendono l’idea)…

…Ebbene sì… La situazione a Giugno 2021 è questa:

Strada danneggiata

Il Percorso nel 2021 si può affrontare tranquillamente e in sicurezza a piedi, quella che è stata gravemente danneggiata è solo la strada carrabile dedicata ai veicoli

Alcuni tratti sono rimasti integri e lasciano immaginare come dovesse essere venire qui 3-4 anni fa.

Primo ponte

Al di là del danno al tracciato, quello che sorprende negativamente è anche la quantità di alberi caduti o che si è dovuto abbattere per sicurezza: fa impressione…

Alberi caduti a bordo strada

Dopo poco più di mezz’ora finisce la prima parte: abbiamo attraversato la Val Vedessana, con una strada in falso piano, incrociando più volte il Torrente Funesia, alternando asfalto a sterrato (o, per meglio dire, “ex-asfalto”) e trovando, in località La Stua, il nostro primo Bivio.

Fine della Prima Parte

Ma ora è arrivato il momento di salire, prendiamo il Sentiero 261.

Si sale

Questa seconda parte è caratterizzata da una salita, spezzata continuamente da tornanti, piacevole.

Primo di una Serie di Tornanti

Anche questa salita si protrae nel bosco e alterna l’asfalto allo sterrato.

L’Asfalto lascia spazio allo Sterrato

Alcune casupole e cataste di legno ci ricordano che questo non è un Sentiero sviluppato per turisti ma è la strada che è sempre servita agli abitanti della zona per raggiungere le proprietà e mantenere in ordine il bosco.

Sempre in Bosco

Quando abbiamo iniziato tanti anni fa ad esplorare le montagne, abbiamo spesso incontrato delle difficoltà legate a segnaletica assente, imprecisa o poco chiara. Proprio per questo, ogni volta che invece troviamo un percorso ben indicato, ci teniamo a farvelo sapere, e questo è uno dei casi.

Tracciato ben segnalato

Qui c’è addirittura un capanno su cui sono stati scritti i tempi di percorrenza: utile e simpatico.

Suggerimenti scritti sul Capanno

Dopo 30 minuti termina anche questa seconda sezione ed arriva il momento del Sentiero vero e proprio, ovviamente continuando a salire.

Inizio Parte ripida

Ancora una volta i cartelli ci aiutano a capire la direzione da prendere. Da segnalare il fondo un po’ scivoloso per le piogge dei giorni precedenti, ma se avete le calzature adatte (come consigliamo sempre) non c’è nulla da temere.

Un po’ di fango

Il Sentiero sale piacevolmente, con un percorso a zigzag che ci fa prendere quota senza eccessivi sforzi.

Ecco che anche la prima mezz’ora della terza parte è andata, e ci troviamo davanti un capitello protetto da una roccia, presso il quale eventualmente riposarsi un pochino.

Un capitello nel Bosco

In località La Serra ci troviamo a svoltare a sinistra per rimanere sul Sentiero 261.

Altro Bivio

Per nostra fortuna confermo che questo percorso (e mi riferisco all’andata) è interamente nel bosco, così che ci vorrà attenzione a non scivolare nel fango o sul muschio umido ma non soffriremo il caldo neanche in estate.

Per fortuna tutto il Percorso (di Andata) nel Bosco)

Ma non sempre venire a camminare in piena stagione estiva significa avere i Sentieri garantiti alla perfezione, perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: a noi capita di incrociare un albero abbattuto sulla strada (solo uno, non come era successo a Valle di Cadore, ma capita anche qui: è normale, la natura è imprevedibile).

Ostacolo sul Tracciato

Dopo altri 30 minuti intravediamo una struttura comparire tra gli alberi: ci siamo?

Un casolare?

Mmh… In realtà no, ma il cartello ci rassicura del fatto che non manca tanto. E troviamo pure un brevissimo tratto in campo aperto, dal quale iniziare ad intravedere qualche vetta attorno a noi.

Dopo questa parentesi si ricomincia a salire a zigzag, sarà l’ultimo tratto, di circa 15 minuti.

Ultimo Tratto

E come promesso in poco tempo arriviamo in cima al Monte Pianezze, ce l’abbiamo fatta.

Arrivati

Ecco alla nostra destra fare la sua comparsa la meta della nostra Escursione: il “Rifugio Alpino Dino e Giovanni Chiggiato”.

Ecco il Rifugio!

Ma prima di fermarsi per un meritato pranzo, come non lanciare uno sguardo verso valle, alla nostra sinistra, per ammirare uno splendido panorama su Calalzo di Cadore e il suo Lago?

Panorama su Calalzo

Ora non ci resta che mettere le gambe sotto il tavolo, pranzare con pastin, formaggio e funghi e registrare sul nostro taccuino il Timbro del Rifugio.

Timbro del Rifugio Chiggiato

I gestori della struttura ci suggeriscono per il ritorno il Sentiero 260, più ripido ma più rapido (“se hai ginocchia allenate conviene” ci dicono). Non ci tiriamo indietro, giriamo attorno al Rifugio e iniziamo la discesa.

Inizio del Percorso di Ritorno

E subito si presenta davanti ai nostri occhi un “precipizio” sotto forma di Sentiero “spezza-gambe”! Vabbè, un po’ esagerato, forse eravamo ancora ammaliati dal paesaggio d’alta quota e non eravamo pronti a scendere…

Si scende ripidamente

Ma ormai il dado è tratto, non ci pensiamo più e proseguiamo.

Sentiero stretto ed impegnativo

Il primo tratto è molto stretto, entra nel bosco per poi allargarsi un po’ in alcuni settori che, anche se meno pratici, comunque rimangono ben segnalati.

Resta ingegnoso anche un passaggio in cui un albero abbattuto e un cambio di livello del Sentiero si superano con dei gradini in legno.

Gradinata in Legno

Un passaggio particolarmente impegnativo dopo una ventina di minuti ci porta nella seconda parte della Discesa, quella al cospetto della Val d’Oten.

Fine Prima Parte della Discesa

Continua il Sentiero stretto e ripido, ora in parte esposto verso valle e solo parzialmente protetto dalle fronde degli alberi: il caldo si fa sentire.

Si continua a perdere Quota

Quella che rimane davvero spettacolare è la vista che talvolta si apre alla nostra destra: maestosa appare la Val d’Oten.

La Val d’Oten

Ad un certo punto incrociamo il cavo della teleferica che permette il rifornimento del rifugio: ocio alla testa!

Attenzione alla Testa!

Dopo un’altra mezz’ora di precipitosa discesa iniziamo a rivedere (e sentire) il Torrente Diassa, ci siamo quasi.

Che sia da attraversare il fiume? Ci prepariamo al guado? No, ci ritroviamo già dal lato giusto, un breve tratto paralleli al fiume ci avvicina velocemente alla meta finale.

Paralleli al Torrente

Ed ecco un incrocio “familiare”: sì, svoltando verso destra si prenderebbe la Val d’Oten che porterebbe al Rifugio Capanna degli Alpini (il primo rifugio visitato dall’allora Dohlomiti), mentre scendendo torniamo verso casa.

Ritorno alla Val d’Oten
Torrente
@dolomitiblog #DolomitiBlog #SlowMotion from #Cadore ♬ suono originale – Dolomiti.Blog

Un’utile mappa ci ricorda i Rifugi presenti in zona e i percorsi per raggiungerli.

Mappa dei Rifugi in zona

Ancora una manciata di minuti e si torna al Parcheggio di cui ci eravamo serviti 3 anni fa.

Fine Sentiero

Ve lo ricordate il Ristorante “Alla Pineta”? Bei ricordi… Ma prendiamo la strada asfaltata, siamo stanchi e vogliamo togliere gli scarponi.

Ristorante “Alla Pineta”

Dopo che il Sentiero 260 ci ha fatto perdere 800m di dislivello in un’ora, questi ultimi 20 minuti di strada risultano un po’ faticosi, ma il peggio è passato e presto ritorniamo al Bivio di partenza: il nostro giro ad anello è concluso.

Ritorno al Bivio iniziale

Vi è piaciuto il nostro Primo Articolo come Dolomiti.Blog? Preparatevi a leggerne molti di più durante tutto l’anno! Alla prossima! MV

P.S. Altra novità del 2022 è la Mappa del Percorso di Giornata, realizzata su base OpenStreetMap (Sentiero 261 di Andata in ROSSO, Sentiero 260 di Ritorno in GIALLO):

Mappa del Percorso (OpenStreetMap)

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